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Passo Spluga

Contrabbandieri in Valchiavenna: storia degli Spalloni tra Italia e Svizzera

19 Luglio 2026

Tra Madesimo, Campodolcino e il Passo dello Spluga, per oltre un secolo gli "spalloni" hanno attraversato il confine italo-svizzero trasportando merci di contrabbando.

La storia della Valchiavenna è una storia di passaggi, confini e montagne che non sono mai state solo barriere, ma vere e proprie vie di comunicazione. Tra queste montagne si è sviluppato, per oltre un secolo, un fenomeno tanto duro quanto radicato: il contrabbando. In particolare nella Valle Spluga, tra Madesimo, Campodolcino e il Passo dello Spluga, hanno operato gli storici "spalloni", uomini diventati parte della memoria collettiva alpina.

Una valle di confine: la geografia che ha plasmato la storia

La Valchiavenna è una valle che collega la Pianura Padana ai passi alpini verso la Svizzera. Per secoli è stata una via naturale di transito commerciale e umano.
Il punto più simbolico di questo passaggio è il Passo dello Spluga, un valico che ha rappresentato al tempo stesso opportunità e rischio: commercio legale da un lato, traffici clandestini dall'altro. In un territorio così impervio, fatto di sentieri, neve e isolamento, il confine non è mai stato una linea netta, ma una zona viva e attraversabile.

Perché nasce il contrabbando in Valchiavenna

Il fenomeno ha radici più antiche di quanto si pensi. Già il Ducato di Milano si scontrava con i territori elvetici per il controllo dei traffici di grano verso la Svizzera, ma è una data precisa a segnare l'inizio dell'epoca moderna del contrabbando: il 31 dicembre 1803, quando la Repubblica Italiana napoleonica impose il monopolio su sale, tabacco e polvere da sparo, dando avvio a un flusso costante di merci clandestine attraverso il confine.

Tra le principali cause che alimentarono il fenomeno nei decenni successivi ci furono la forte differenza di prezzi tra Italia e Svizzera, la tassazione elevata su alcuni beni, la povertà diffusa nelle comunità alpine, la scarsità di lavoro stabile nei mesi invernali e il fatto che il confine è difficile da controllare in modo capillare.
Durante il Risorgimento, alle merci si aggiunsero anche le persone: i patrioti italiani in fuga dalla polizia austriaca si affidarono spesso agli spalloni e alla loro conoscenza dei sentieri di confine.

Gli "spalloni": i contrabbandieri di montagna

Gli spalloni erano i protagonisti di questa economia parallela. Il loro nome deriva dai carichi trasportati "a spalla", nelle tipiche "bricolle", spesso nascosti sotto giacche pesanti o sacchi di juta. La struttura tipica era organizzata con un "padrone" o "impresario" che gestiva i contatti e le merci, un "capo gruppo" coordinava la "combriccola", e gli spalloni che attraversavano fisicamente i sentieri.
Erano uomini che conoscevano perfettamente la montagna, capaci di muoversi di notte, con la neve e con qualsiasi condizione meteorologica. Non si trattava solo di forza fisica, ma di memoria del territorio, orientamento e resistenza estrema.

Le rotte tra Madesimo e la Svizzera

La Valle Spluga era uno dei principali corridoi del contrabbando tra Italia e Svizzera, e ricalcava in larga parte il tracciato della storica Via Spluga, antica strada consolare romana che collegava Chiavenna a Thusis attraverso il passo. Le rotte più utilizzate passavano da Madesimo, Montespluga e il Passo dello Spluga, ma anche dalla suggestiva Gola del Cardinello, uno dei tratti più impegnativi dell'intero percorso.
I passaggi erano spesso notturni, scelti in base alla neve e alla visibilità. Gli spalloni evitavano le strade principali, preferendo mulattiere, boschi e passaggi esposti. Il territorio diventava un alleato: la montagna nascondeva e allo stesso tempo metteva alla prova.

Cosa si contrabbandava

I beni trasportati variavano a seconda del periodo storico e della direzione del traffico. Fino alla Seconda guerra mondiale a prevalere era il caffè, portato dalla Svizzera verso l'Italia. Durante il conflitto, quando l'isolamento rese difficili i rifornimenti elvetici, il flusso si invertì parzialmente: generi alimentari come il burro presero la via opposta, verso la Svizzera. Sigarette, zucchero e alcolici completavano il quadro dei beni di consumo difficili da reperire o troppo tassati.

Il Novecento: tra controlli e Guardia di Finanza

Con l'aumento del fenomeno si intensificarono anche i controlli, affidati alla Guardia di Finanza. Il rapporto tra contrabbandieri e finanzieri era spesso ambiguo: ufficialmente avversari, ma in molti casi compaesani o amici, capaci di episodi di reciproca tolleranza o persino di aiuto, come accadde nel 1941 quando alcuni spalloni parteciparono alle ricerche di tre finanzieri travolti da una valanga in Valle Vigezzo.

Il contrabbando raggiunse il suo apice tra la metà dell'Ottocento e gli anni '60 del Novecento, per poi esaurirsi quando il miglioramento delle condizioni economiche e il cambio del franco svizzero resero l'attività non più conveniente.

Rischi, fatica e neve: la vita degli spalloni

Essere uno spallone significava affrontare condizioni estreme: traversate notturne nel silenzio della montagna, neve alta e rischio valanghe, carichi pesanti sulle spalle, pericolo costante di controlli e arresti. Molti racconti tramandati nelle valli dell'arco alpino lombardo parlano di uomini che conoscevano ogni sasso del percorso, ma che affrontavano comunque la montagna con rispetto e paura. Era un lavoro che non lasciava spazio all'improvvisazione.
Oggi il contrabbando non esiste più come pratica economica, ma è rimasto vivo nella memoria collettiva della valle, nelle storie tramandate dalle famiglie e negli aneddoti locali. In Valchiavenna e nelle valli vicine questo patrimonio è oggi parte della valorizzazione culturale del territorio.

Dal contrabbando al turismo: la memoria dei sentieri

Oggi i sentieri un tempo percorsi dagli spalloni sono diventati itinerari escursionistici che raccontano una storia diversa, ma profondamente legata al territorio. La Valle Spluga e l'area di Madesimo offrono percorsi che permettono di leggere il paesaggio con occhi nuovi: non solo natura, ma anche memoria.

Dati pratici sugli itinerari storici

  • Via Spluga – tratto Campodolcino-Madesimo (Via delle Cascate): partenza dal Mu.Vi.S. di Campodolcino (1.071 m), arrivo a Madesimo (1.550 m); circa 3 ore di sola andata, dislivello di circa 500 m, percorso facile su sentiero marcato e vecchia carrozzabile austriaca dismessa. Lungo il tragitto si incontrano la Cascata di Pianazzo e la Cascata del Catino.
  • Gola del Cardinello: punto di partenza Pianazzo, frazione di Madesimo (circa 2 km da Madesimo); difficoltà medio-impegnativa, 2,5 ore a tratta, passerelle e tratti esposti lungo il percorso storico della Via Spluga.
  • Sentiero "sulle orme dei contrabbandieri" in Val Bodengo: da Bodengo (Gordona) all'Alpe Notar e alla Bocchetta del Notar, valico storico tra Italia e Svizzera frequentato dagli spalloni a partire dall'Ottocento; itinerario impegnativo, riservato a escursionisti con esperienza di montagna; per l'accesso alla Val Bodengo è richiesto un pass giornaliero.
  • Via storica dello Spluga (tratto completo Thusis-Chiavenna): 65 km totali attraverso il Passo dello Spluga (2.115 m), percorribile in più tappe; per chi cerca un'esperienza più lunga e strutturata sulle tracce della storica via di confine.

Dove approfondire: il Mu.Vi.S. di Campodolcino

Per chi vuole conoscere da vicino la storia della Via Spluga e della Val San Giacomo, il punto di riferimento è il Mu.Vi.S. – Museo della Via Spluga e della Val San Giacomo, in Piazza Sant'Antonio, Frazione Corti, a Campodolcino. Il museo ha mappato 14 itinerari tematici sul territorio, tra cui percorsi storici, naturalistici ed etnografici legati anche alla cultura di confine.

Quando percorrere i sentieri della memoria

I sentieri storici legati al contrabbando sono percorribili soprattutto da giugno a settembre, quando le condizioni di innevamento lo consentono, in particolare per i tratti più impegnativi come la Gola del Cardinello. I percorsi a quota più bassa, come il tratto Campodolcino-Madesimo, sono accessibili anche in primavera e inizio autunno.

Cammina sui sentieri della memoria

La storia degli spalloni rivive ancora oggi nei sentieri che da Campodolcino salgono verso Madesimo e il Passo dello Spluga. Scopri gli itinerari della memoria, visita il Mu.Vi.S. per conoscere la storia della Via Spluga da vicino, o contatta l'ufficio turistico di Madesimo per organizzare un'escursione guidata sulle tracce dei contrabbandieri.